Dopo il viaggio di ritorno in treno, con il mio pensiero che viaggia alla velocità della luce e mi consente di formulare divertentissime e sarcastiche espressioni telepatiche, attraverso le quali sento lo stupore e le risate delle anime in ascolto, eccomi finalmente a casa. Alla stazione, ci viene a prendere il nostro amico Luigi. Mia madre mi attende, mi ha preparato il caffè e mi invita a prendere le cure, che avevo sospeso da più di un mese. Me le versa in un bicchiere che mi porge, ma io, anziché assumerle, le rovescio nel lavandino. Disperata, chiama allora l’amico di famiglia Enea, che ha prestato servizio, come infermiere, presso l’ospedale psichiatrico e ora è in pensione. Ma, anche da lui, non mi lascio persuadere e lo caccio. Alla fine, Luigi, col permesso di mia madre, chiama l’ambulanza per un eventuale ricovero. Nel frattempo, comincio a sentirmi male, penso che il mondo finisca in quel momento, per poi ripartire dall’inizio, ora che mi sono reso conto di essere Dio. Mi specchio e sento il mio spirito che muore, per poi rinascere a nuova vita, come in una metamorfosi. E’ sera e, in ospedale, mi preparano per la notte, ma io non voglio spogliarmi, perché desidero andarmene via. Quando prendo le cure che mi somministrano, ho già delle allucinazioni. Vicino a me c’è una maglietta, piena di pelucchi, che mi hanno dato, in attesa che mia madre mi porti dei vestiti per i cambi. Questi pelucchi li vedo muoversi. Così, d’istinto, prendo il cuscino e mi sdraio sul letto. Metto il cuscino sopra gli occhi chiusi, per creare buio e la mia mente vede immagini di persone, sedute a dei tavoli, in un ristorante dalle pareti in sasso. Mi sento tornato alle origini. Questa visione è mistica e mi svela il segreto della creazione. Questa situazione, la vivrò poi di persona, nel mondo reale, l’anno seguente, in occasione del matrimonio di un mio amico: tutto quello che si manifesta nel mondo materiale, è creato prima dalla mia mente. Prima esiste il pensiero e poi la materia.

