Tornò nel letto, il rubinetto sembrava non gocciolare più. Suo marito dormiva come un ghiro, pensava di svegliarlo subito per chiedergli se aveva scritto lui quella frase, ma il suo respiro profondo la convinse a rimandare tutto al mattino, così si riaddormentò anche lei. Dormì intensamente per due ore, poi un sogno sconvolgente la risvegliò. Sognò di partorire, lei non aveva figli, e il bambino che mise alla luce aveva un aspetto mostruoso ed era morto. Questa volta volle svegliare il suo compagno per avere un po' di conforto, ma Claudio non si svegliava, non dava segni di vita. Il letto si tingeva di rosso e al posto del lampadario la donna vedeva una corda con un cappio. Gocce di sangue cadevano dal soffitto e macchiavano il suo volto. Lei cercava di pulirsi col cuscino, ma più stringeva a sè la federa più il sangue sgorgava e macchiava. Nella stanza buia si sentì un urlo. Carmen, completamente sudata, si svegliò. Appena fu cosciente, si accorse delle braccia del marito intorno al suo collo. La stava abbracciando dicendole di stare tranquilla che non era successo niente, aveva avuto solo un incubo. La donna si mise a piangere: "è stato orribile", disse al compagno. "Sei stato tu?", continuò. "A fare cosa?". "A scrivere quella frase sullo specchio". "Quale frase?". A quel punto, la donna condusse Claudio in bagno ed entrambi constatarono che lo specchio era pulito. "Forse l'hai sognato .. forse faceva parte dell'incubo". "Eppure a me sembrava così reale", rispose confusa e spaventata.
Giunta al cancelletto, fece per suonare il citofono. A quell'ora suo marito doveva essere rientrato. Cercò il suo pulsante e lesse Fam. Longoni. Qualcosa non tornava, fece scorrere tutti i pulsanti e nessun Fumasoni, solo Fam. Longoni. Suonò due, tre volte, non rispose nessuno. Cercò le chiavi in borsa. La borsa era sparita. Si accorse allora di avere una cartella a tracolla. L'aprì e vi trovò all'interno un diario. Stava perdendo il contatto con la realtà. Credeva fosso tutto un sogno e si ripeteva che doveva svegliarsi. Tuttavia, quell'incubo era incredibilmente reale. Sfogliò il diario e lesse, su quasi tutte le pagine, "CLAUDIO TI AMO". Cercò di ricordare come era giunta a quella casa e l'immagine che passò nella sua mente fu la sua figura seduta sull'autobus che fermava al suo vecchio liceo. Era stata a scuola. Sentiva i suoi colleghi di lavoro sempre più lontani e i suoi compagni di scuola sempre più vicini. Presa dal panico più totale, dette un colpo al cancelletto che si aprì. Proseguì lungo il giardino e giunse all'ingresso, fece pressione sulla maniglia e si aprì anche la porta. Lo stupore segnò un'espressione di sgomento sul suo volto: si trovava nella casa dei suoi genitori. Entrò nel salotto e pronunciò, più volte tra le lacrime, il nome di suo marito. Non rispose nessuno, lui non c'era e la casa era deserta. Si sentì sola e abbandonata e pensò che Claudio l'aveva lasciata. A questo punto squillò il telefono. Alzò il ricevitore e sentì una voce registrata ripetere: "è colpa mia, è tutta colpa mia, non avrei dovuto dire quelle cose". L'ansia e l'angoscia si impossessarono completamente di lei. Corse in camera e vide che il letto era a una piazza; nessun letto matrimoniale. Tutta la sua vita era sparita in un istante. Era solo un ricordo ora e lei si sentiva come se avesse vissuto soltanto un giorno. Cercò nel salotto l'album del suo matrimonio, ma trovò solo quello di famiglia. Poi cominciò a capire. Le sue fotografie terminavano al tempo del liceo. Ora sentiva il rubinetto gocciolare, andò in bagno e vide sullo specchio le parole scritte col rossetto. Aveva rimosso, ma ora i tasselli del puzzle stavano tornando al loro posto. Si ricordò che i suoi genitori erano andati in vacanza e le avevano affidato la cura della casa. Frequentava la quarta classe del liceo ed era innamoratissima del suo compagno Claudio Fumasoni. Era sabato pomeriggio e, approfittando della casa libera, aveva invitato il suo ragazzo a cena. Claudio, purtroppo, si era stancato del rapporto con Carmen, anche perché la ragazza soffriva di depressione e spesso era intrattabile, soprattutto quando non prendeva i farmaci. Così, quel pomeriggio i due fidanzati litigarono pesantemente e la ragazza venne lasciata dall'amato. Nella tragica sera che seguì quell'evento, Carmen, in preda ad una feroce crisi di angoscia, non riuscì a prendere sonno, assunse quindi una corposa dose di psicofarmaci per calmarsi. Si addormentò, ma fu svegliata nel cuore della notte dal ticchettio provocato dal rubinetto che gocciolava. Si alzò, andò in bagno, lo chiuse per bene e si specchiò. Prese il rossetto e pensando al suo amato scrisse "mi manchi". Tornò in camera, prese dalla cartella il suo diario e, su ogni pagina, scrisse "CLAUDIO TI AMO". Nello sconforto più totale, prese il telefono, fece il numero del suo amore, ma rispose la segreteria telefonica. Lasciò questo messaggio: "è colpa mia, è tutta colpa mia, non avrei dovuto dire quelle cose". Si diresse nel ripostiglio, prese una corda, la portò in salotto e la posò sul divano. Prese, dalla cucina, una sedia e se ne servì per togliere il lampadario dal gancio del soffitto. Al posto di esso legò al gancio la corda, con un cappio che si mise al collo. Dette un calcio alla sedia e .. "sono morta!!". Dio, nella sua immensa misericordia, le donò un futuro insieme al suo amato. Anche se quel futuro durò un solo giorno a lei parve un'eternità. Ora che fu consapevole di ciò che fece, udì il pianto dei suoi genitori e vide la disperazione di Claudio. Ebbe compassione e pronunciò queste parole: "io ti perdono amore mio, ti prego perdonami anche tu". Il ragazzo, appesantito dai più atroci sensi di colpa, non sentì quelle parole, ma il suo cuore cominciò a battere e la sua mente ebbe un attimo di pace e serenità. In quel momento Carmen vide la luce e lasciò definitivamente Claudio. Stava ora al giovane lasciarla andare.